Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, comunemente identificato con l’acronimo ADHD, rappresenta un disturbo dello sviluppo neuropsichico del bambino che comprende difficoltà di attenzione e concentrazione, deficit nel controllo degli impulsi e nel livello di attività. Tali manifestazioni paiono generate dall’incapacità dell’individuo di regolare il proprio comportamento in relazione a criteri esterni quali ****il trascorrere del tempo, gli obiettivi da raggiungere le richieste dell’ambiente, inficiando negativamente il normale sviluppo e l’integrazione sociale.
Dott. Morena Romano
Sono diversi i sintomi che possono aiutarci a capire se un bambino soffre di questo disturbo:

Vi è tutt’oggi in corso un acceso dibattito in merito. Secondo il Dott. Stephen Brian Sulkes, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività ha basi neurologiche ben consolidate e non è semplicemente un "comportamento scorretto". Tuttavia, come dimostrato dal Dott. Valerio Rosso, esistono casi di ADHD curati senza l’ausilio di farmaci, grazie al ricorso alla terapia cognitivo comportamentale.
Questa sarebbe, secondo l’Istituto di Terapia Cognitiva e Comportamentale, la definizione corretta.
I disturbi del neurosviluppo comprendono un insieme di condizioni cliniche in cui risulta compromesso a vari livelli il funzionamento del bambino, per esempio a livello personale, sociale e/o scolastico. Esordiscono tipicamente durante l’infanzia. Ognuna di queste condizioni si basa su meccanismi e caratteristiche specifiche che, a seconda del tipo di disturbo, possono chiamare in causa aspetti genetici, neurobiologici, ambientali e altre ancora. Nel caso specifico dell’ADHD il quadro può comprendere sintomi esternalizzanti di iperattività (comportamenti esagitati, estrema vivacità e motilità) e/o aspetti deficitari (difficoltà attentive e facile distraibilità) che si manifestano con una certa regolarità e in vari contesti.
L’ADHD può essere rilevato, diagnosticato e trattato, in base alle dimensioni cliniche in gioco, da uno psicoterapeuta con formazione cognitivo-comportamentale, da uno psicologo clinico con competenze in disturbi del neurosviluppo, da un neuropsichiatra dell'infanzia e dell'adolescenza o da uno psichiatra.
Dr. Gennaro Fiore, medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta
Sembra proprio di sì, secondo la testimonianza del dottor Antonino Tamburello**,** psichiatra e direttore dell’Istituto Skinner di Roma, scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva e comportamentale.
https://www.youtube.com/watch?v=MrzFRTNqm9Y